«Mouse» di Kelly O’Sullivan e Alex Thompson è incentrato su Minnie, una studentessa delle superiori timida, la cui vita cambia quando la sua amicizia di sempre con l’estroversa Callie giunge bruscamente al termine. Il film è stato presentato in anteprima al Festival di Berlino del 2026 e uscirà nelle sale in distribuzione limitata tramite IFC Films il 6 novembre.
Il film riunisce i registi con Katherine Mallen Kupferer, già apparsa in «Ghostlight». L’attrice interpreta Minnie, un’adolescente riservata che ha trascorso gran parte della sua vita orbitando intorno a Callie, interpretata da Chloe Coleman. Ambientata all’inizio dell’estate del 2002, la storia comincia quando le due amiche terminano il penultimo anno di scuola e guardano a un ultimo anno che promette loro futuri molto diversi.
Callie è popolare, sicura di sé e concentrata sulle sue esibizioni e sui progetti futuri di frequentare la Juilliard. Minnie, invece, fatica a conquistarsi uno spazio tutto suo. La sua incertezza va oltre l’amicizia e condiziona la sua comprensione della propria sessualità e il difficile rapporto con la madre, sempre oberata di lavoro. Il legame con Kat, una commessa del negozio di video locale interpretata da Iman Vellani, aiuta Minnie a cominciare ad affrontare alcune di queste domande.
Dopo la fine dell’amicizia, Minnie trova un sostegno inaspettato in Helen, la madre di Callie, interpretata da Sophie Okonedo. Il loro rapporto diventa una fonte di stabilità per entrambe mentre affrontano i sentimenti che provano per Callie. Il film presenta il loro legame come qualcosa di più complesso di un semplice percorso dalla perdita alla ripresa, sottolineando i modi disuguali in cui le persone reagiscono agli sconvolgimenti emotivi.
La storia esamina anche la crudeltà che può nascondersi dietro le pretese di onestà e amicizia. All’inizio, il gruppo sociale di Callie gioca a «Personal Feedback», un gioco che permette agli adolescenti di criticarsi a vicenda. Minnie sfiora l’evitare quell’esperienza semplicemente perché una delle partecipanti dimentica che sia lì.
Quel momento riflette la preoccupazione centrale del film: il danno causato dal fatto che le persone vengano ignorate o ridotte alle aspettative altrui. Attraverso l’esperienza di Minnie, O’Sullivan e Thompson sostengono l’importanza di vedere le persone silenziose, incerte o facilmente ignorate. Il loro approccio prosegue la prospettiva profondamente empatica presente in «Saint Frances» del 2020 e in «Ghostlight» del 2024, rendendo al contempo «Mouse» la loro collaborazione più riuscita fino a oggi.
Fonti: IndieWire.