Il documentario «Ghost Town» di Katharine Round ripercorre le conseguenze durature del terremoto e dello tsunami del 2011 attraverso le conversazioni nei taxi che attraversano di notte Kamaishi, sulla costa orientale del Giappone. Autisti e passeggeri tornano con la memoria alle perdite subite, mentre alcuni raccontano incontri che interpretano come soprannaturali.
Diversi autisti affermano di aver caricato passeggeri poi scomparsi dal sedile posteriore. Un tassista veterano ricorda di aver visto quelle che sembravano apparizioni radunarsi in una cabina telefonica dopo il disastro, mentre un altro racconta di aver sognato un cavallo bianco che stava annegando. In un altro sogno, un passeggero è stato avvertito di non imboccare una strada che in seguito è stata sommersa. Altre persone nel film dubitano delle spiegazioni soprannaturali o si chiedono se quelle figure fossero davvero presenti.
Il documentario individua possibili tracce degli assenti anche in immagini più ordinarie, come i cervi vicino ai cimiteri sulle colline o sul ciglio della strada. Un autista devoto definisce gli animali «messaggeri di Dio».
Kamaishi è presentata come un luogo segnato sia dallo tsunami sia dall’invecchiamento della popolazione. Molti degli autisti e dei passeggeri del film sono anziani e parlano della scarsità di giovani. La giornalista Shiori Itō, estranea alla città, collega i diversi segmenti del film, che infine si orientano verso racconti più personali: un autista ricorda la propria giovinezza da teppista del posto, mentre un altro parla di gioco d’azzardo e di baldorie.
Il film di Round usa i viaggi in taxi per riunire storie di lutto, memoria e fede, contrapponendo le conversazioni intime al più ampio senso di perdita che pervade la città.
Fonti: The Guardian Film.