Il documentario di Daniel Lombroso, Manhood, esamina il mercato in espansione delle procedure di potenziamento penieno e le insicurezze che spingono gli uomini a ricorrervi. Il film pone al centro l’autostima maschile, la solitudine e la pressione sociale legata all’aspetto fisico, all’interno di un’industria costruita attorno a filler, terapie e interventi estetici.

Lombroso, che in precedenza ha scritto della fragilità maschile per l’Atlantic e il New Yorker, si è interessato all’argomento mentre si occupava delle tendenze nella chirurgia plastica. Uno studio del 2024 sulle ricerche su Google negli Stati Uniti ha rilevato un interesse crescente per le iniezioni di potenziamento penieno tra il 2013 e il 2022.

Il film segue Bill Moore, un imprenditore di Dallas che promuove procedure ambulatoriali dal costo compreso tra 15.000 e 20.000 dollari. Moore non è un medico, ma presenta i trattamenti come potenzialmente trasformativi per la carriera, la vita sessuale e il benessere emotivo dei clienti. La sua azienda, PhalloFill, è specializzata nell’“aumento della circonferenza” e si è espansa fino a 32 sedi negli Stati Uniti; Moore spera che la procedura diventi comune quanto il Botox.

Tra i clienti presentati c’è Ruben, padre di cinque figli, che si concentra così tanto sull’ingrandimento del pene da trasferirsi con la famiglia dall’ex partner per raccogliere il denaro necessario alla procedura. Ascolta discussioni sull’emarginazione degli uomini e si esibisce nelle serate open mic di cabaret, convinto che l’operazione lo aiuterà a proteggere e mantenere la sua famiglia. Le sue scelte, invece, sottopongono a una pressione crescente il suo matrimonio con Lana, che è in gran parte contraria al trattamento.

Un’altra storia centrale segue David, un giovane uomo che cerca aiuto dopo aver riportato danni a causa di una precedente procedura di potenziamento eseguita da Victor Loria, un professionista di dubbia reputazione rappresentato come il cattivo del film. Secondo Lombroso, è stato difficile ottenere la partecipazione di David, tanto che inizialmente aveva preso in considerazione l’uso della sostituzione del volto tramite intelligenza artificiale per proteggerne l’identità. Dopo aver visto una prima versione del film, David ha accettato di comparire e da allora lo ha presentato in tournée.

Il documentario mette inoltre in luce le contraddizioni legate a Moore, che offre ai clienti pazienza ed empatia mentre vende procedure attraverso un modello commerciale che trae beneficio dalle loro ansie. Lombroso collega la domanda di potenziamento alla più ampia cultura del “looksmaxxing”, nella quale l’aspetto fisico è considerato una forma di capitale sociale, interrogandosi al contempo sul fatto che le dimensioni del pene abbiano un effetto significativo sulla vita degli uomini che vi si ossessionano.

Invece di esprimere un giudizio diretto, Manhood affronta i suoi protagonisti con quello che Lombroso descrive come un tocco leggero. Il film esplora l’inquietante combinazione di commercio, vergogna, mascolinità e vulnerabilità emotiva propria dell’industria, senza dire agli spettatori esattamente come interpretare ogni momento.

Manhood è ora in programmazione in alcune sale cinematografiche statunitensi. Le date di uscita nel Regno Unito e in Australia devono ancora essere annunciate.

Fonti: The Guardian Film.