“Earthlings in Love” di Shinichiro Ueda segue un percorso insolito verso il grande schermo. Originariamente pubblicato come 30 episodi brevi per i social media, il progetto è stato rimontato e ampliato per la première al Tokyo International Film Festival del 2026, diventando il primo cosiddetto microdramma o dramma verticale a essere proiettato lì. La versione del festival dura 102 minuti, rispetto ai 76 minuti del montaggio originale.

Il film segue Shinpei, un regista sulla quarantina la cui carriera è stata interrotta da una demenza precoce. Quando torna nella sua città natale per il funerale di un ex compagno di classe, comincia a cercare di ricostruire il film di fantascienza incompiuto che lui e i suoi amici del liceo avevano realizzato un tempo. I suoi ricordi del progetto — e delle persone coinvolte — si dimostrano gradualmente meno affidabili di quanto lui creda.

Ueda, che ha scritto anche la sceneggiatura, integra il formato verticale 9:16 sia nel linguaggio visivo del film sia nella sua narrazione. I dialoghi sono spesso inquadrati dalla vita in su, mentre le composizioni guidano lo sguardo verticalmente anziché attraverso lo schermo. L’inquadratura ristretta diventa un’estensione dell’isolamento emotivo e dei ricordi frammentari di Shinpei, anziché un semplice limite tecnico.

La storia introduce un servizio basato sull’intelligenza artificiale che ricrea il passato di Shinpei a partire da fotografie e pagine di diario, nel tentativo di ripristinare i suoi ricordi. Le ricostruzioni risultanti riflettono a Shinpei i suoi stessi ricordi incerti. Sebbene il film non si presenti come un commento diretto sull’intelligenza artificiale, questo espediente contribuisce al suo ritratto della memoria come un instabile circuito di retroazione. Nagisa, un’ex compagna di classe che riallaccia i rapporti con Shinpei, lo aiuta a rimanere ancorato al presente, anche mentre il suo stesso legame con il passato di lui diventa sempre più significativo.

Come in “One Cut of the Dead” di Ueda, il film è strutturato intorno a rovesciamenti e prospettive mutevoli. Le scene ritornano con dettagli precedentemente invisibili, e piccoli cambiamenti in ciò che rimane dentro o fuori dall’inquadratura ne alterano il significato emotivo. La tecnica sfrutta in modo particolarmente efficace il formato verticale, trasformando uno stile di presentazione potenzialmente limitante in una fonte di sorpresa narrativa.

I temi del film — la nostalgia del liceo, le opportunità perdute e le relazioni mai pienamente sviluppate — sono familiari nel cinema popolare giapponese. “Earthlings in Love” li tratta tuttavia in modo sincero, a tratti fortemente sentimentale. I suoi flashback sono ambientati nel 2000, quando lo stesso Ueda era al secondo anno delle superiori e un entusiasta cineasta dilettante, aggiungendo una dimensione personale ai ricordi della storia legati alla creatività giovanile.

Kato Shinsuke e Kiyose Yaeko sostengono il film attraverso le sue coincidenze e svolte emotive. Al suo centro c’è il desiderio del piacere semplice e privo di complicazioni di creare qualcosa insieme agli amici. Il passaggio del film da episodi effimeri per i social media a un lungometraggio proiettato in un festival internazionale rafforza la sua tensione centrale: i ricordi possono scomparire, ma le immagini registrate possono preservare ciò che le persone hanno creato insieme un tempo.

“Earthlings in Love” è stato presentato in anteprima al Tokyo International Film Festival del 2026 ed è attualmente alla ricerca di una distribuzione negli Stati Uniti.

Fonti: IndieWire.